Come riconoscere un buon olio extravergine di oliva

Come riconoscere un buon olio extravergine di oliva

L’olio extravergine di oliva è molto più di un condimento: è un alimento vivo, ricco di storia, cultura e salute. Eppure, riconoscere un buon olio non è sempre semplice. Etichette accattivanti, prezzi molto diversi e una gamma infinita di aromi possono confondere anche i consumatori più attenti. Per imparare a distinguere la qualità, è utile conoscere alcuni semplici criteri.

1. Cosa significa davvero “extravergine”

Un olio extravergine di oliva deve rispettare parametri ben precisi: acidità libera inferiore allo 0,8%, assenza di difetti organolettici e gusto fruttato. Ma dietro questi numeri si nasconde un mondo fatto di cura quotidiana: olive sane, raccolte al giusto grado di maturazione, molite entro poche ore, e un processo di estrazione a freddo che preserva tutte le proprietà sensoriali e nutritive.

L’olio “Manca del Bosco” nasce proprio da questa attenzione: un “monovarietale di Carolea”, cultivar simbolo della Calabria, noto per il suo equilibrio e per le note armoniose di fruttato medio, erba fresca, mandorla dolce e un piacevole retrogusto amaro e piccante, tipico di un olio genuino e ricco di polifenoli.

2. L’importanza dell’origine e del metodo biologico

Oltre ai parametri tecnici, l’origine e il metodo di produzione sono fondamentali per riconoscere un buon olio. Amaroni, nel cuore della provincia di Catanzaro, è un territorio collinare che unisce il respiro del mare Ionio con l’aria pulita della Presila.

Qui gli uliveti dell’Azienda Bova crescono in un ambiente incontaminato, coltivati secondo il metodo biologico, senza l’uso di pesticidi o prodotti chimici. Questo approccio rispetta la terra e garantisce un olio puro, che mantiene intatte le caratteristiche della cultivar e del paesaggio da cui nasce.

 3. Come riconoscere la qualità con i sensi

Un olio di qualità si riconosce anche “a naso e palato”. Versandone un po’ in un bicchierino e scaldandolo leggermente tra le mani, si sprigionano profumi di “erba tagliata, mandorla e carciofo”.

All’assaggio, il gusto è “armonioso ma deciso”, con un tocco di “amaro e piccante” che racconta la presenza dei preziosi polifenoli, sostanze antiossidanti naturali. Sono proprio queste sensazioni a distinguere un olio fresco e genuino da uno anonimo o stanco.

4. Conservazione e acquisto consapevole

Un olio buono merita di essere trattato con cura: va conservato lontano da luce e calore, in bottiglie scure e ben chiuse. Diffidate degli oli venduti in grandi quantità a prezzi troppo bassi in lattine o bottiglie anonime senza indicazioni dell’azienda produttrice, etichetta e data di scadenza: dietro un costo irrealistico spesso si nascondono compromessi sulla qualità o sull’origine.

Scegliere un olio come Manca del Bosco significa sostenere una filiera corta, trasparente e radicata nel territorio, dove ogni passaggio, dalla raccolta all’imbottigliamento, è seguito con attenzione artigianale.

5. L’olio come espressione del territorio

Ogni goccia di olio racconta una storia. Quella di “Manca del Bosco” parla di Amaroni, dei suoi uliveti secolari, del rispetto per la natura e del lavoro paziente della famiglia Bova.

Assaggiarlo significa ritrovare il sapore autentico della Calabria, un equilibrio perfetto tra dolcezza e forza, tra tradizione e modernità.

Conclusione

Riconoscere un buon olio extravergine significa imparare ad ascoltare i sensi e a fidarsi di chi lavora con passione e trasparenza.

L’olio Manca del Bosco ne è un esempio concreto: un prodotto biologico, sincero e profondamente legato alla sua terra. Un olio che non solo esalta ogni piatto, ma racconta, con il suo profumo e il suo gusto, la storia di un territorio che vive di luce, vento e ulivi.

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